Attacco al cuore dell’Europa

Istanbul è Costantinopoli, nel senso che la parola “Istanbul” è un succedaneo del termine con cui Costantino, il pontifex maximus, ribattezzò Bisanzio, l’11 maggio del 330. “Istan”, sta per “Costantino” […]

Istanbul è Costantinopoli, nel senso che la parola “Istanbul” è un succedaneo del termine con cui Costantino, il pontifex maximus, ribattezzò Bisanzio, l’11 maggio del 330.

“Istan”, sta per “Costantino” e “bul” sta per “poli”.

La Nuova Roma di Costantino il Grande, l’imperatore dell’Editto di Milano, il cristianofilo, è in Europa, o no?

Già so come risponderanno alcuni: sì, lo era prima che i turchi la conquistassero.

E io a loro rispondo: va bene, ma così non la pensavano i turchi conquistatori, che ne conservarono il nome.

Ma andiamo proprio lì, dove è scoppiata la bomba, sul Corno d’Oro.

Lì c’era Bisanzio, lì c’era Costantinopoli, lì c’è il cuore di Istanbul.

E’ il posto più turistico della città e, possibilmente, il luogo cui Muhammad pensava quando parlava di Rum, Roma.

Il posto dove stavano i Romani.

Ecco, anche qui già so a cosa pensano quegli stessi di prima.

Lo Stato Islamico è arrivato a Roma.

A una Roma.

Prima o poi arriverà anche a quell’altra Roma (sempre che non trovi traffico sul Grande Raccordo Anulare).

Quella in cui al tempo di Muhammad abitavano intorno alle 50.000 persone.

E, presumibilmente, altrettante se non di più pecore.

Mentre Costantinopoli, di abitanti, ne aveva almeno dieci volte tanto.

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Il luogo dell’attentato è nel cuore dell’Europa per i motivi storici di cui sopra. Ci appartiene molto.

Qualsiasi europeo sia mai stato a Istanbul ci è passato.

Per vedere la moschea blu.

E Santa Sofia.

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Stamani, poco dopo le 10.00, ho aperto qualche giornale online e ho appreso che l’attentatore di Istanbul era siriano.

L’aveva detta Erdogan, questa cosa.

Attendo conferme ma non nascondo che ho pensato subito a un altro attentato, avvenuto a Damasco il 23 dicembre 2011.

Lì, erano passati non più di 5 minuti dall’evento, i media di Bashar al-Asad dissero che era stata al-Qaida.

Una al-Qaida generica: la Jabhat al-nusra, che nell’aprile 2013 affermò di appartenere all’organizzazione, ancora non aveva annunciato la sua formazione.

L’ISIS, poi, non era ancora neanche in fasce.

L’annuncio fu così repentino che un sodale di Bashar, come rivela una delle mail private del dittatore pubblicate dal Guardian, si chiese “perché tutta questa fretta”?

Io mi chiedo, invece, come ha fatto Erdogan a determinare la nazionalità dell’attentatore dopo così poco tempo.

C’era qualche passaporto in giro?

Dobbiamo ridere o piangere?

Sono quasi le 16.00 e Repubblica dice che aveva 28 anni, questo siriano.

Erdogan dice che probabilmente è stato lo Stato Islamico.

Quindi: un siriano di 28 anni dello Stato Islamico si fa esplodere nel centro della seconda Roma ammazzando dei tedeschi.

Vedremo se Erdogan, ammiratore della costituzione hitleriana, esibirà uno straccio di prova, e quale.

Se in questo caso ci fideremo tutti di lui, come abbiamo fatto – a tempo debito – con Bashar.

Di certo questa “notizia”, assieme a quella ben più assodata delle vittime tedesche, rimarrà lì, ad aleggiare per un po’, prima di scomparire lasciando tracce negli inconsci (e ovviamente nella internet).

Inconsci di impauritissimi europei, che hanno appena finito di digerire – male – i “fatti tribali” di Colonia.

Anche in questo senso questo attentato è un attacco al cuore dell’Europa.

O meglio: agli europei che osano avere un cuore.

Chiunque sia stato.

Vi mando un caro saluto, mentre i “l’avevo detto io” iniziano a fioccare, fitti fitti, e questo inverno della ragione si fa di ora in ora più ruvido, nonostante il dolce libeccio romano continui a spirare da sud-est.