Molinari è lì

Ciao, sono un copiaincollatore di articoli autorevoli e non, con cui scrivo libri sull’isis che Saviano consiglia di leggere. Finora sono stato per lo più buonista, a me mi chiedono […]

Ciao, sono un copiaincollatore di articoli autorevoli e non, con cui scrivo libri sull’isis che Saviano consiglia di leggere.

Finora sono stato per lo più buonista, a me mi chiedono solo di fare finta che i palestinesi non esistano.

Sto lavoro lo faccio bene.

I palestinesi li scancello alla grande.

In realtà non ho un cazzo da dire, cioè un’idea non ce l’ho veramente.

Ma siccome sono il direttore de “La Stampa” qualche cosa la devo pur mettere in piedi su questa roba di Colonia.

Uf, non mi viene, non mi viene niente.

Ah, ecco, la tribù.

Vediamo un po’ se gira:

L’assalto di gruppo alle donne di Colonia è un atto tribale che si origina dall’implosione degli Stati arabi in Nordafrica e Medio Oriente.

Maurì. Maurizio.

Ascolta.

E’ una cazzata.

St’idea non ha senso, sta frase non funziona.

Sempre se fossimo d’accordo sull’idea di definire ciò che è avvenuto un “assalto di gruppo alle donne di Colonia”, cosa su cui potremmo discutere anche molto, non possiamo accettare, con tutta la benevolenza di questo mondo, l’idea che un evento del genere abbia un origine del genere.

Cioè: questa torma di assalitori – lasciamo un attimo da parte la tribù – esisterebbe perché quattro o cinque anni fa gli Stati del MENA hanno iniziato a implodere?

Ma come ti salta in testa?

Va bene, la geopolitica va molto di moda, ma non ti sembra un po’ troppo tirarla in ballo così in questo modo?

E poi – questo me lo chiedo perché non sono sicuro di averlo capito – che cosa sarebbe un “atto tribale”?

***

La cifra dei fatti di Colonia è il sessismo.

L’assalto di gruppo “alle donne di Colonia” è un atto sessista.

E quella non è una tribù ma un branco.

Lo dice pure il titolo – per altri versi assolutamente in linea con il pezzo – con cui forse qualche pietoso titolista ha voluto salvarti: “Da dove viene il branco di Colonia”.

Non c’è da scomodare ‘sta grande letteratura per capire la differenza fra un branco e una tribù.

Poi, Maurì, chiediamocelo.

Che tribù sarebbe, questa?

Una tribù mista: migranti, profughi, cittadini di origine straniera provenienti da paesi diversi, anche di seconda generazione.

Una neo-tribù, casomai.

Dedita all’uso di alcolici.

E per quale improbabile principio questa neo-tribù – ammesso che abbia anche il minimo senso usare questo concetto in questo contesto – dovrebbe essersi formata a partire dall’implosione degli Stati del MENA?

Cioè, questo branco di sessisti non è semplicemente un branco di sessisti?

Il domino di disintegrazione di queste nazioni fa riemergere tribù e clan come elementi di aggregazione, esaltando forme primordiali di violenza.

Fammi capire.

Questi qui, orfani di un Duce che li tiene a freno anche a distanza di migliaia di chilometri (perché “non sono pronti per la democrazia”, ovviamente), si sentirebbbero persi e quindi riemergerebbero, in una neo-forma clanico-tribale che esalta tipi di violenza “primordiale”?

Voglio dire: perché?

Le dinamiche di branco a sfondo sessista le conosciamo bene, purtroppo.

Producono certo tipi di violenza primordiali, ma sono ben presenti qui e ora – ogni giorno in ogni angolo di questo continente – e non c’è bisogno di far implodere qualche Stato mediorientale perché esplodano.

Perché mettere in discussione questo fatto chiaro e semplice inserendo balsani balzelli geopolitici?

La vuoi buttare in caciara, Maurizio?

La cosa è molto, molto chiara.

Questo branco è formato da persone non integrate, che stanno ai margini e che riproducono un modello di potere (dominante qui e ora), maschile-patriarcale, che esercitano (come sempre) contro la parte più esposta, più debole, le donne.

Niente di più terribilmente scontato.

Niente di più atavicamente irrisolto QUI, in Occidente, in queste nostre città.

Sì, sono musulmani, nei paesi islamici il sessismo è un problema gigantesco.

I modelli maschili, nei paesi islamici – sommariamente un misto di patriarcato all’islamica e patriarcato all’occidentale che si rincorrono a vicenda – sono un vero incubo.

Ma il problema è il sessismo, il problema è che questa nostra società non risolve alla radice questo problema.

E tu, esternalizzandolo (le tribù del MENA), contribuisci a costruirlo.

Questo branco di “variamente musulmani” (alcolizzati) si forma qui, si sente qui autorizzato a fare quello che fa.

La disintegrazione di cui sopra c’entra il giusto, cioè pochissimo.

***

Quindi riassumendo:

  1. dinamiche di branco
  2. a sfondo sessista
  3. messe in atto da gruppi non integrati nella società

E’ un problema grosso. Va affrontato per quello che è.

Con la durezza necessaria.

Con la politica, con la cultura.

Avendolo però ben chiaro.

Ma di questo, Maurizio, tu non dici un bel niente.

Ti produci in questo iniziale demenziale esercizio di diversione.

E poi continui a non parlarne, “approfondendo” il tema sbagliato nel modo sbagliato.

Tipo:

Regimi, governi ed eserciti si dissolvono e vengono sostituiti da capo-villaggio, assemblee tribali, milizie.

Ammesso che sia proprio così – e Maurizio, presentarla in questo modo è davvero da bar sport – che c’entra col branco di maschi variamente musulmani non integrati e germanicamente ubriachi che assalta le donne nelle città tedesche a capodanno?

Ma non ti sembra che mele e pere siano diverse?

Le tribù sono protagoniste del deserto dall’antichità e dai loro costumi ancestrali si originano il chador per le donne, la decapitazione dei nemici, la vendetta come proiezione di forza, il saccheggio per arricchirsi, la poligamia e il potere assoluto degli uomini sulle donne.

Ecco qua, stai parlando dell’islam.

Ecco dove volevi andare a parare.

Ti informo che le tribù sono “protagoniste” del deserto, del mare, dei monti, delle montagne, delle pianure.

E che i musulmani, sostanzialmente, fondano una cultura cittadina e cosmopolita.

E che l’uso del velo origina da preesistenti usi locali, in particolare è di origine cristiana-bizantina.

Non da tribù.

Il Corano non lo prescrive ma l’uso preesistente resiste, poi si evolve in diverse forme, poi prende una valenza politica alla nascita degli Stati moderni post-coloniali.

L’ho messa un po’ facile, va bene, ma insomma, Maurizio, capisci che il velo con la tribù non c’entra proprio un’emerita?

E vogliamo parlare della ghigliottina?

Un uso tribale importato dai beduini musulmani del deserto?

E poi: a qualcuno è stata tagliata la testa a Colonia?

Cielo, Maurizio, ma di che stai parlando?

Il “potere assoluto degli uomini sulle donne” è una costante nella storia dell’umanità, e il problema ancora esiste, ed è grosso, nelle ipermodernissime nostre società.

Non ti faccio i numeri ma dai, si sanno.

O forse implicitamente stai parlando dell’islam come “società tribale” e anche qui sbagli, oh quanto sbagli.

Ma mi fermo, perché già non ne posso più.

Ho capito il giochetto.

***

Ecco, lettori, se voleste farvi un giro e leggervi tutto l’articolo lo trovate qui.

Vi avverto, avrete la sensazione di sentir parlare del problema degli orsi polari che cercano nella monnezza sulle spiagge dei Caraibi.

Cioè vivrete un’esperienza dissociativa forte.

Con tanto di elogio a Lawrence d’Arabia, che non era un agente coloniale britannico unificatore di tribù arabe in funzione anti-ottomana, quanto piuttosto un meritorio e civilissimo “limitatore del tribalismo arabo”.

Che tristezza, che vergogna, che bruttura.

La chicca la trovate quando dice che l’Europa sarebbe investita dal conflitto di civiltà esistente fra modernità e tribalismo “a causa delle migrazioni di massa verso la sponda Nord del Mediterraneo”.

Fra chi arriva vi sono portatori di usi e costumi che si originano dalle lotte ataviche per pozzi d’acqua, donne e bestiame.

Maurizio, tu non sei neocolonialista o postcolonialista.

Tu sei proprio un colonialista (e non voglio parlare dell’unico colonialismo ancora esistente de facto, del quale ti adoperi abitualmente a cancellare i crimini. Non voglio farlo e non lo farò, no, non lo farò).

Ma di un colonialismo postmoderno, nel senso che “assumi una postura” da colonialista ma poi non hai neanche il coraggio di dire quello che un colonialista direbbe.

Te lo dico io quello che dovevi dire, se ne avessi avuto il coraggio: questi selvaggi maltrattano “le loro donne” e stuprano “le nostre”. E che quindi tocca a noi, maschi occidentali, “difendere l’Europa dal ritorno delle tribù”.

E grazie Chiara, che se non me lo postavi in privato, io ‘st’articolo non lo leggevo proprio, e stavo meglio, molto meglio.

 


p.s. sul “tribalismo” (vero e proprio cliché) vedi “Il medioriente tribale” e, volendo, “Michele Serra e il tribalismo dell’islam


p.p.s. oggi 12 gennaio è uscito da Giap questo puntualissimo “Il razzismo italiano e i fantasmi del deserto, ovvero: 20 sfondoni di Maurizio Molinari (e una nota su Dacia Maraini)