L’Iran e la rivoluzione (islamica)

Per ricordare a tutti che la retorica della rivoluzione islamica è uno dei pilastri della propaganda iraniana consustanziale alla nascita dell’Iran contemporaneo. Nei primi giorni della rivolta in Tunisia, nel […]

Per ricordare a tutti che la retorica della rivoluzione islamica è uno dei pilastri della propaganda iraniana consustanziale alla nascita dell’Iran contemporaneo.

Nei primi giorni della rivolta in Tunisia, nel 2010, i media iraniani di regime – allora c’era Ahmadinejad – non facevano che dire che eravamo all’alba di un risveglio della rivoluzione islamica.

I pasdaran non sono altro che le “Guardie della rivoluzione islamica”.

Attaccare un’ambasciata qualsivoglia a Teheran è quanto di più retorico esista al mondo.

Sugli attacchi alle ambasciate in Iran si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro.

E’ un fatto quasi rituale nel “discorso rivoluzionario” dell’Iran.

D’altronde, che l’ONU condanni l’attacco all’ambasciata saudita è quanto di più ordinario vi sia.

Un atto “rivoluzionario” e non “istituzionale” da parte dell’Iran è quanto di più condannabile da una organizzazione come l’ONU.

Che di certo è un carrozzone, non mi si travisi.

La cosa, comunque, non giustifica un titolone sul giornale.

O vi siete scordati tutto?

Che l’Iran faccia i conti sugli sciiti di tutto il mondo nell’ottica della rivoluzione islamica – e quindi dell’estensione del suo potere – è un fatto ancora più scontato.

Il parallelo più immediato lo trovo con gli israeliani e gli ebrei.

Anche gli israeliani agiscono come se tutti gli ebrei del mondo fossero israeliani.

Come se loro fossero gli unici ebrei del mondo.

Come se loro fossero i veri protettori degli ebrei nel mondo.

Con i risultati che forse sapete.